Chi ha provato a montare su un portatile i file 4K di uno smartphone o di una fotocamera mirrorless conosce la sensazione: la timeline scatta, lo scorrimento è lento, ogni taglio richiede attesa. Spesso non è colpa della potenza del computer in senso assoluto, ma del tipo di codec con cui i file sono registrati. I codec pensati per la distribuzione e quelli pensati per il montaggio hanno obiettivi opposti, e capire la differenza permette di lavorare in modo molto più fluido.
Codec di acquisizione, di montaggio e di distribuzione
Codec di acquisizione
Le fotocamere di consumo registrano quasi sempre in H.264 o HEVC con GOP lunghi. È una scelta sensata per loro: file piccoli, schede di memoria che durano di più. Ma per decodificare un fotogramma qualsiasi il computer deve ricostruire tutti i fotogrammi da cui dipende, a partire dal keyframe precedente. Quando si scorre la timeline avanti e indietro, questo lavoro si ripete in continuazione.
Codec di montaggio
I codec intermedi, come Apple ProRes e Avid DNxHD/DNxHR, sono pensati al contrario:
- ogni fotogramma è indipendente (compressione solo intra-frame), quindi l'accesso a un punto qualsiasi è immediato;
- la decodifica è leggera per il processore;
- la qualità resta alta anche dopo più generazioni di ricodifica;
- supportano 10 bit e sottocampionamento 4:2:2 o 4:4:4.
Il prezzo è lo spazio: un file ProRes occupa molte volte un H.264 della stessa durata.
Codec di distribuzione
Alla fine del montaggio si esporta in un codec efficiente, come H.264, HEVC o AV1, adatto al pubblico e alla piattaforma.
Le varianti di ProRes
ProRes è sviluppato da Apple ed esiste in diverse varianti, dalla più leggera alla più pesante:
| Variante | Uso tipico |
|---|---|
| ProRes 422 Proxy | file di lavoro leggeri per montaggio offline |
| ProRes 422 LT | montaggio con spazio limitato |
| ProRes 422 | uso generale in post-produzione |
| ProRes 422 HQ | qualità alta per master e correzione colore |
| ProRes 4444 / 4444 XQ | grafica, effetti, canale alfa per la trasparenza |
Su macOS ProRes è supportato in modo nativo; su Windows e Linux i principali programmi di montaggio lo leggono e molti lo scrivono, e FFmpeg dispone di un encoder ProRes.
DNxHD e DNxHR
DNxHD è nato per l'alta definizione fino a 1080p; DNxHR lo estende a qualsiasi risoluzione, incluso il 4K. Anche qui esistono profili diversi, come LB (bassa banda, adatto ai proxy), SQ, HQ, HQX a 10 bit e 444. DNxHR si usa tipicamente in container MXF o MOV ed è molto diffuso in ambiente Windows e nelle produzioni televisive.
Tre modi di lavorare
1. Montare direttamente i file originali
È la soluzione più semplice e funziona bene se il computer ha una decodifica hardware efficiente per il codec della fotocamera. Molti processori e schede grafiche recenti decodificano H.264 e HEVC in hardware, ma non tutte le varianti: i file HEVC a 10 bit con 4:2:2, per esempio, non sono supportati da tutto l'hardware.
2. Transcodificare tutto in un codec intermedio
Prima di montare si convertono tutti i file in ProRes o DNxHR e si lavora solo su quelli. Il montaggio diventa fluido e i file mantengono una qualità adatta anche all'esportazione finale. Serve però molto spazio su disco.
Con FFmpeg una conversione in ProRes 422 HQ si fa così:
ffmpeg -i clip.mp4 -c:v prores_ks -profile:v 3 -pix_fmt yuv422p10le -c:a pcm_s16le clip.mov
3. Lavorare con i proxy
È il compromesso più usato. Si generano copie leggere a bassa risoluzione dei file originali, per esempio in ProRes Proxy o DNxHR LB a 960×540 o 1280×720, e si monta su quelle. Al momento dell'esportazione il programma ricollega automaticamente i file originali.
Vantaggi: - montaggio fluido anche su computer modesti; - spazio occupato contenuto; - l'esportazione finale usa comunque la qualità originale.
Attenzioni: - i proxy devono avere lo stesso frame rate e la stessa durata degli originali; - i nomi dei file e la struttura delle cartelle devono restare coerenti, altrimenti il ricollegamento fallisce; - la correzione colore e la valutazione della nitidezza vanno fatte sugli originali, non sui proxy.
Organizzare lo spazio
Un'organizzazione chiara evita molti problemi:
- una cartella per gli originali, che non vanno mai modificati né rinominati;
- una cartella separata per i proxy o i file intermedi, possibilmente su un disco veloce;
- una cartella per le esportazioni;
- una copia di sicurezza degli originali su un altro supporto prima di iniziare.
Esportare il master
Al termine del montaggio conviene esportare prima un master in un codec intermedio di alta qualità, come ProRes 422 HQ, e da quello ricavare le versioni per il web o per le piattaforme. Se in futuro servirà un formato diverso, si ripartirà dal master senza dover riaprire il progetto e senza accumulare perdite.
In sintesi
- I codec delle fotocamere sono efficienti ma pesanti da decodificare in montaggio.
- ProRes e DNxHR usano fotogrammi indipendenti e sono pensati per l'editing.
- I proxy permettono un montaggio fluido mantenendo la qualità originale in esportazione.
- Proxy e originali devono avere stesso frame rate, durata e nomi coerenti.
- Esportate un master di alta qualità e ricavate da lì le versioni di distribuzione.