◩ Grafica e immagini

Risoluzione, DPI e PPI: quanti pixel servono davvero per stampare

Cosa significano davvero DPI e PPI, perché «72 dpi per il web» non vuol dire nulla e come calcolare i pixel necessari per stampare a una certa dimensione.

«Mandami il logo a 300 dpi.» «Le foto per il sito vanno salvate a 72 dpi.» Sono frasi che chiunque lavori con le immagini ha sentito molte volte, e che spesso generano confusione. La risoluzione è uno dei concetti più fraintesi della grafica digitale, perché la stessa parola indica cose diverse a seconda del contesto. Facciamo ordine.

Pixel, PPI e DPI: tre cose diverse

  • Dimensione in pixel: è l'unica misura che descrive davvero quanta informazione contiene un'immagine. Una foto da 6000 × 4000 pixel ha 24 milioni di campioni, punto.
  • PPI (pixel per pollice): è un'indicazione, memorizzata nei metadati, di quanto grande stampare quei pixel. Non cambia il contenuto dell'immagine.
  • DPI (punti per pollice): in senso stretto riguarda la stampante, cioè quanti punti di inchiostro può depositare per pollice. Una stampante a getto d'inchiostro usa molti punti minuscoli per riprodurre il colore di un singolo pixel.

Nel linguaggio comune "DPI" viene usato al posto di "PPI", e i programmi stessi spesso li confondono. Quando qualcuno chiede "300 dpi", quasi sempre intende "abbastanza pixel per stampare a 300 pixel per pollice alla dimensione prevista".

Il calcolo fondamentale

Un pollice misura 2,54 cm. La relazione tra pixel, risoluzione e dimensione di stampa è:

dimensione di stampa (pollici) = pixel / PPI
pixel necessari = dimensione di stampa (pollici) × PPI

Esempi pratici:

Formato di stampa A 300 PPI A 150 PPI
10 × 15 cm circa 1181 × 1772 px circa 591 × 886 px
A4 (21 × 29,7 cm) circa 2480 × 3508 px circa 1240 × 1754 px
A3 (29,7 × 42 cm) circa 3508 × 4961 px circa 1754 × 2480 px
50 × 70 cm circa 5906 × 8268 px circa 2953 × 4134 px

Una foto da 6000 × 4000 pixel, quindi, può essere stampata a 300 PPI fino a circa 50 × 34 cm, e a 150 PPI fino al doppio in ciascuna direzione.

Il mito dei 72 dpi per il web

Per le immagini destinate a schermi, il valore PPI scritto nei metadati è semplicemente ignorato. Un browser mostra un'immagine da 1200 pixel di larghezza con 1200 pixel CSS (o il loro equivalente in base alla densità dello schermo), che il file dichiari 72, 96 o 300 PPI.

Due file identici in pixel ma con PPI diversi sono visualizzati in modo identico sul web e hanno quasi lo stesso peso. Quello che conta per il web è la dimensione in pixel. La convenzione dei 72 dpi risale ai primi monitor di alcuni computer, ma oggi non ha alcun effetto pratico.

Cambiare i PPI senza ricampionare

Nei programmi di ritocco la finestra "Dimensione immagine" offre un'opzione, spesso chiamata ricampiona. Il suo significato è decisivo:

  • Ricampionamento disattivato: cambiando i PPI cambia la dimensione di stampa, ma i pixel restano gli stessi. Nessuna perdita di qualità. Portare un'immagine da 72 a 300 PPI in questo modo riduce soltanto la dimensione di stampa prevista.
  • Ricampionamento attivo: il programma crea o elimina pixel. Ridurre va bene; aumentare inventa pixel interpolando e non aggiunge dettaglio reale.

Un caso frequente nel mio lavoro: un cliente invia un logo "a 300 dpi" che in realtà misura 200 × 80 pixel, ottenuto alzando i PPI con il ricampionamento attivo da un'immagine minuscola. Il valore nei metadati è corretto, ma l'immagine resta sgranata. La domanda giusta da fare è sempre «quanti pixel?».

La distanza di visione cambia tutto

I 300 PPI sono un buon riferimento per stampe osservate da vicino, come foto da album, riviste e volantini. Ma la risoluzione necessaria dipende dalla distanza a cui l'immagine sarà guardata:

  • stampe da tenere in mano: 240–300 PPI;
  • poster da parete, osservati a un metro o più: 150 PPI sono spesso sufficienti;
  • cartelloni e teli visti da diversi metri: bastano valori molto più bassi, a volte poche decine di PPI.

Un cartellone di sei metri a 300 PPI richiederebbe un'immagine enorme, e nessuno lo guarderà mai a 30 centimetri di distanza. Prima di chiedere o fornire un file conviene chiarire con la tipografia la dimensione finale e la distanza di visione.

Risoluzione e scanner

Per gli scanner la risoluzione ha invece un significato fisico: quanti campioni vengono letti per pollice dell'originale. Digitalizzare una foto 10 × 15 a 600 PPI produce circa 2362 × 3543 pixel, abbastanza per ristamparla al doppio della dimensione a 300 PPI. Per documenti di testo da archiviare, 300 PPI sono di solito adeguati; per diapositive e negativi, molto piccoli, servono risoluzioni molto più alte.

In sintesi

  • La dimensione in pixel è la vera misura dell'informazione di un'immagine.
  • I PPI dicono solo quanto grande stampare quei pixel; i DPI riguardano i punti della stampante.
  • Pixel necessari = dimensione di stampa in pollici × PPI desiderati.
  • Sul web il valore PPI nei metadati è ignorato: contano solo i pixel.
  • La risoluzione adeguata dipende dalla distanza di visione: 300 PPI da vicino, molto meno per poster e cartelloni.
MM
Marco Marzaduri

Marco Marzaduri si occupa di cybersecurity, informatica forense e sviluppo web. Laureato in informatica, unisce il rigore dell'analisi tecnica all'attenzione per le persone che usano la tecnologia.

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