◩ Grafica e immagini

CMYK e stampa: sintesi sottrattiva, nero ricco e conversioni

Come la stampa riproduce i colori con ciano, magenta, giallo e nero: sintesi sottrattiva, retinatura, limite d'inchiostro, nero ricco ed errori comuni.

Chi prepara un file per la tipografia si accorge presto che i colori visti a schermo non arrivano sulla carta tali e quali. Il motivo non è un difetto della stampante, ma un modo completamente diverso di produrre il colore. Lo schermo emette luce; la carta stampata la riflette, togliendone una parte. Questo articolo spiega il modello CMYK e gli accorgimenti che evitano le sorprese più comuni.

La sintesi sottrattiva

Un foglio bianco riflette quasi tutta la luce che lo colpisce. Ogni inchiostro agisce come un filtro che assorbe alcune lunghezze d'onda:

  • il ciano assorbe il rosso e riflette verde e blu;
  • il magenta assorbe il verde e riflette rosso e blu;
  • il giallo assorbe il blu e riflette rosso e verde.

Sovrapponendo gli inchiostri si sottraggono più componenti: magenta e giallo insieme lasciano passare solo il rosso, ciano e giallo solo il verde, ciano e magenta solo il blu. In teoria, i tre inchiostri insieme al massimo dovrebbero assorbire tutto e dare il nero. In pratica, a causa delle impurità dei pigmenti, si ottiene un marrone scuro e fangoso.

Perché serve il nero (K)

Per questo si aggiunge un quarto inchiostro, il nero, indicato con K (da key, la lastra di riferimento su cui si allineavano le altre). Il nero risolve tre problemi:

  1. produce neri davvero profondi e testi nitidi;
  2. riduce la quantità totale di inchiostro, quindi i tempi di asciugatura e il rischio di controstampa;
  3. rende i grigi più stabili, perché un grigio fatto di tre inchiostri cambia tinta con la minima variazione di uno dei tre.

Sostituire parte di ciano, magenta e giallo con il nero si chiama sostituzione del componente grigio (GCR) o, nella sua forma limitata alle zone neutre, rimozione del sottocolore (UCR). Sono scelte che il profilo di stampa gestisce durante la conversione.

La retinatura: come si ottengono le sfumature

Una macchina da stampa offset non può depositare "metà inchiostro" in un punto: o c'è inchiostro, o non c'è. Le sfumature si ottengono con la retinatura, cioè con punti di dimensione variabile disposti su una griglia. Un'area al 30% di ciano è coperta da punti ciano che occupano circa il 30% della superficie; a distanza normale l'occhio fonde punti e carta in un tono intermedio.

Le griglie dei quattro colori sono ruotate con angoli diversi per evitare l'effetto moiré, quel disegno a onde che compare quando due trame regolari si sovrappongono. Le stampanti digitali e a getto d'inchiostro usano spesso una retinatura stocastica, con punti piccoli distribuiti in modo pseudo-casuale.

Il limite di copertura totale

Ogni carta può assorbire solo una certa quantità di inchiostro. Si misura come somma delle percentuali dei quattro canali: un'area con C 100, M 100, Y 100, K 100 avrebbe una copertura del 400%, impossibile da stampare bene. Il tipografo indica di solito un limite, che dipende dalla carta e dal processo: le carte patinate ne tollerano di più, le carte usomano e la carta da giornale molto meno.

Superare il limite causa macchie, tempi di asciugatura lunghi e fogli che si incollano. È il primo dato da chiedere prima di preparare un file.

Nero semplice e nero ricco

Tipo Valori indicativi Quando usarlo
Nero solo K C0 M0 Y0 K100 testi, linee sottili, codici a barre
Nero ricco K100 con aggiunta di ciano, magenta e giallo grandi campiture scure, fondi

Il nero al 100% da solo, su una grande superficie, appare grigio scuro. Aggiungendo una base di altri inchiostri si ottiene un nero più denso. Ma il nero ricco va evitato sui testi piccoli: basta un minimo errore di registro (le lastre non perfettamente allineate) perché le lettere mostrino aloni colorati. I valori esatti del nero ricco vanno concordati con la tipografia, perché dipendono dal limite di copertura.

Gli errori di conversione più frequenti

Nel mio lavoro ricevo spesso file pronti "per la stampa" che non lo sono. I problemi ricorrenti sono:

  • Colori RGB fuori gamut: verdi e blu elettrici e arancioni fluorescenti non hanno corrispondente in CMYK e diventano spenti. Meglio scoprirlo a schermo con la prova colore che sul foglio.
  • Testo nero composto da quattro colori: succede quando un nero RGB viene convertito automaticamente. Il testo appare sfocato.
  • Conversioni multiple: passare più volte da RGB a CMYK e ritorno degrada i colori. Conviene conservare l'originale RGB e convertire una sola volta, con il profilo corretto.
  • Profilo sbagliato: convertire con un profilo pensato per carta patinata un lavoro che verrà stampato su carta naturale produce colori troppo carichi.
  • Immagini a bassa risoluzione: un altro tema, ma spesso nello stesso file.

Come preparare un file in modo corretto

  1. Chiedete alla tipografia profilo colore, limite di copertura e indicazioni sul nero.
  2. Lavorate le fotografie in RGB e convertitele alla fine con quel profilo.
  3. Impostate i testi neri come K100 e attivate la sovrastampa del nero se richiesto.
  4. Controllate a schermo con la funzione di prova colore e il segnalatore di colori fuori gamut.
  5. Esportate in un formato pensato per la stampa, come PDF/X, che incorpora font e informazioni sul colore.

In sintesi

  • La stampa sottrae luce: ciano, magenta e giallo assorbono rispettivamente rosso, verde e blu.
  • Il nero (K) serve per neri profondi, testi nitidi e minore consumo di inchiostro.
  • Le sfumature si ottengono con la retinatura, punti di dimensione variabile.
  • Ogni carta ha un limite di copertura totale da rispettare.
  • Testi in solo K, nero ricco per i fondi, una sola conversione con il profilo fornito dalla tipografia.
MM
Marco Marzaduri

Marco Marzaduri si occupa di cybersecurity, informatica forense e sviluppo web. Laureato in informatica, unisce il rigore dell'analisi tecnica all'attenzione per le persone che usano la tecnologia.

Leggi anche