Il bitrate è la quantità di dati usata per rappresentare un secondo di video. Si misura in kilobit o megabit al secondo (kbps, Mbps) ed è il parametro che, insieme al codec, decide sia la qualità visibile sia il peso del file. Il calcolo del peso è semplice: un video di 10 minuti a 5 Mbps occupa circa 600 secondi per 5 megabit, cioè 3000 megabit, pari a circa 375 megabyte, audio escluso.
Perché il bitrate da solo non dice tutto
Due video allo stesso bitrate possono avere qualità molto diverse. Contano:
- il codec: AV1 a 3 Mbps può apparire migliore di H.264 a 5 Mbps;
- la risoluzione e il frame rate: più pixel al secondo richiedono più dati;
- il contenuto: un'intervista statica si comprime molto meglio di una partita di calcio;
- l'encoder e il preset: impostazioni più lente trovano compressioni più efficienti.
Per questo il modo in cui l'encoder distribuisce i bit nel tempo è importante quanto la quantità totale.
CBR: bitrate costante
Con il Constant Bitrate l'encoder mantiene il flusso di dati il più possibile fisso, per esempio 6 Mbps in ogni momento.
Quando serve: - dirette su piattaforme che chiedono un flusso regolare; - trasmissioni su canali con banda fissa e ridotto buffer.
Il problema: nelle scene semplici si sprecano bit, in quelle complesse mancano. Una ripresa di un prato mosso dal vento può riempirsi di blocchi proprio perché l'encoder non può superare il tetto.
VBR: bitrate variabile
Con il Variable Bitrate l'encoder assegna più dati alle scene difficili e meno a quelle facili, mantenendo un valore medio indicato. Spesso si impostano anche un massimo e una dimensione del buffer, così da evitare picchi che il lettore non riuscirebbe a gestire.
Esiste anche la versione a due passaggi: nel primo l'encoder analizza tutto il video, nel secondo distribuisce i bit sapendo già dove servono. È la soluzione giusta quando si deve rispettare una dimensione finale precisa, come un file che deve stare sotto un certo limite di upload.
CRF: qualità costante
Il Constant Rate Factor, tipico degli encoder x264, x265 e di quelli AV1 con nomi equivalenti, ribalta il punto di vista: non si chiede un bitrate ma un livello di qualità. L'encoder usa tutti i bit necessari per mantenere quella qualità percepita, e il peso del file diventa una conseguenza.
In x264 la scala va da 0 (senza perdita) a 51; valori più bassi significano qualità più alta. Indicazioni di partenza comunemente usate:
| Valore CRF (x264) | Uso tipico |
|---|---|
| 17-18 | qualità quasi indistinguibile dall'originale |
| 20-23 | buon compromesso per archivio e web |
| 26-28 | file leggeri, artefatti visibili su scene complesse |
Per x265 i valori equivalenti sono un po' più alti, e la scala di altri encoder è diversa: conviene sempre fare prove su un estratto rappresentativo.
Il limite: con CRF non si conosce in anticipo la dimensione del file. Un video pieno di movimento può pesare il triplo di uno statico di pari durata.
CRF con tetto: il meglio dei due mondi
Per lo streaming si usa spesso una combinazione: CRF per la qualità, più un bitrate massimo e un buffer per non superare la banda disponibile. Con FFmpeg e x264 ha questa forma:
ffmpeg -i master.mov -c:v libx264 -crf 21 -maxrate 6M -bufsize 12M -c:a aac -b:a 160k uscita.mp4
Nelle scene facili il file resta leggero, in quelle difficili la qualità sale fino al tetto indicato. È una buona scelta per i video pubblicati online.
Quale modalità scegliere
- Archivio personale o master di lavoro: CRF basso, la dimensione conta poco.
- Video per il sito o per una piattaforma: CRF con bitrate massimo.
- File che deve rispettare un limite preciso: VBR a due passaggi con bitrate calcolato.
- Diretta streaming: CBR o VBR con tetto stretto, secondo le indicazioni della piattaforma.
Per calcolare il bitrate in modo da ottenere un file di dimensione data basta invertire la formula iniziale: dimensione in megabit divisa per la durata in secondi, meno il bitrate dell'audio. Un file da 200 megabyte per 4 minuti significa 1600 megabit su 240 secondi, circa 6,6 Mbps totali; tolti 160 kbps di audio restano circa 6,5 Mbps per il video.
Errori comuni
- Copiare il bitrate di un altro video: senza sapere codec, risoluzione e contenuto, il numero non significa nulla.
- Alzare il bitrate per «migliorare» un file già compresso: i dettagli persi non tornano, si ottiene solo un file più pesante.
- Usare CBR per l'archivio: si spreca spazio sulle scene semplici e si perde qualità su quelle difficili.
In sintesi
- Il bitrate misura i dati al secondo; peso = bitrate per durata.
- CBR è utile per le dirette, ma distribuisce male i bit.
- VBR adatta i bit alle scene; a due passaggi rispetta una dimensione precisa.
- CRF fissa la qualità e lascia variare il peso del file.
- Per il web, CRF con bitrate massimo è un compromesso solido.